PERCHE' LA VALLE D'AOSTA E' AUTONOMA?

Per tentare di rispondere a tutti coloro che sui social network continuano a chiedere il perché dell’esistenza delle regioni autonome... Trattiamo un caso che ci sta a cuore: la Valle d’Aosta.

Ragioni storiche

La Valle d’Aosta non è autonoma solo dal 1948 come si può pensare e le sue ragioni di specialità non sono basate su fondamenta anacronistiche. 

Essa ha avuto regimi particolari che le sono stati riconosciuti a partire dal Medioevo e che, tra alti e bassi e con sfumature diverse, sono sopravvissuti fino alla Repubblica. Lo “status” speciale valdostano si è costruito nel tempo intorno all’idea di autogoverno. Si è sviluppato, così, un sistema identitario incernierato su usi e costumi diversi rispetto sia alle realtà confinanti, sia all’entità statuale di turno. In più, vi è da aggiungere il fatto che nel 1536 il Ducato di Aosta fu la prima amministrazione ad impiegare la lingua francese come lingua ufficiale negli atti pubblici: e ciò tre anni prima della Francia; nel 1532, la prima volta in assoluto, fu redatto in Aosta il primo atto notarile il francese). Il francese – che, dunque, è tra i perni del sistema identitario - fu poi minacciato dal nuovo Regno d’Italia, quindi dal Fascismo che cercò di annientarlo completamente. 
L’autonomia moderna, quindi, è stata disegnata ispirandosi alla storia e ancorandosi agli aspetti appena descritti proprio per cercare di salvaguardare quel sistema culturale e linguistico. NOTA: Quest’ultimo era già stato garantito con i decreti luogotenenziali del 1945 che istituivano la Valle come “circoscrizione autonoma”, regime antesignano della regione ancor prima che fosse proclamata la Repubblica e scritta la Costituzione; il 10 gennaio 1946 (5 mesi prima della proclamazione della Repubblica) si riuniva il primo Consiglio Valle (Consiglio Regionale)...

Bilancio

La Regione copre il 92% (ci riferiamo per comodità ai dati 2014) della sua spesa pubblica con il trattenimento quasi totale sul territorio del gettito fiscale raccolto tra i propri cittadini. 
La restante percentuale del bilancio regionale è coperta da entrate residuali (per esempio canoni, fitti, concessioni, ecc.) e dal trasferimento di fondi da parte dello Stato e dell’Unione Europea (questi sì, sganciati dal prelievo fiscale locale). Nel bilancio di previsione 2014, ad esempio, si trattava di circa 108 milioni di euro su un bilancio di 1,32 miliardi (ossia l’8,22%). La maggior parte di questi 108 milioni - cioè 70,4 -, peraltro, sono costituiti dal trasferimento sostitutivo dell’IVA da importazione (pattuito dal 1993 dopo l’abolizione delle dogane intracomunitarie) che è in via di progressiva e veloce diminuzione e che si è azzerato nel 2017. Anno dal quale, quindi, lo Stato si troverebbe a contribuire al bilancio regionale - a parità di condizioni attuali - per meno del 3%.

Si tenga presente, comunque, che tutte le recenti manovre di concorso al riequilibrio della finanza pubblica statale hanno drenato risorse regionali in misura assai superiore rispetto ai trasferimenti statali di cui sopra, perlomeno come capacità di spesa. Il concorso della Regione Autonoma Valle d’Aosta nel 2013 è stato pari a ben 197 milioni di euro. Sacrificio imposto a parità di competenze e di fornitura di servizi altrove svolti dallo Stato!

In realtà la compartecipazione alle entrate fiscali avviene con un procedimento differente, secondo cui l’intero gettito affluisce allo Stato, che ne restituisce indietro sotto forma di trasferimento la maggior parte (10/10, 8/10, 7/10, ecc. a seconda delle diverse imposte e tasse). Procedimento che è alla base di tutte le critiche mosse all’autonomia speciale della Valle d’Aosta, poiché si guarda solo e soltanto al trasferimento Roma-Aosta, senza tener conto del tragitto inverso. Fondi che, peraltro, servono a pagare molti servizi che, come appena detto, altrove sono sostenuti direttamente dallo Stato centrale; il ché è determinato dalla competenza primaria della Valle su diverse materie.

Le critiche si basano sull’analisi delle varie statistiche che considerano sempre i trasferimenti pro-capite. Paragoni che non hanno alcun senso, proprio in considerazione delle competenze non confrontabili. Il valdostano, infatti, con le “sue” tasse deve pagarsi per esempio gli insegnanti, le guardie forestali, i pompieri, la quasi totalità della rete stradale, la sanità pubblica e altri servizi i cui costi nelle altre regioni sono a carico finanziario dello Stato.

 

Le contestazioni che vengono mosse sempre di più contro l’autonomia valdostana vengono basate proprio su questa mancata comprensione del sistema di trasferimento, portando ad affermare che sia lo Stato a mantenere quasi per intero il sistema valdostano. Il passo ad interpretare come regalia o privilegio questo ingente trasferimento - che non ha pari a livello pro-capite e che pone sempre la Valle d’Aosta al primo posto in queste particolari statistiche - è assai breve. Ma, come appena dimostrato, è sbagliato!

La conseguenza è che si punta direttamente il dito sulla validità dei fondamenti dell'autonomia valdostana.

Il dato incontrovertibile, comunque, è che oggi la Valle d’Aosta risulta una tra le zone più ricche del continente europeo. Secondo alcuni questa ricchezza è diretta e sola conseguenza dei trasferimenti statali che - si ripete - sono comunque agganciati al gettito fiscale locale e quindi al PIL prodotto sul territorio. 

E’ indubitabile che il ritorno in Valle del gettito fiscale abbia agevolato - qui più che altrove nella penisola - una spesa pubblica che ha arricchito l’economia locale. Pur non essendo esenti da sprechi, comunque, i valdostani hanno dato prova di saper spendere il denaro ritrasferito, tanto che oggi il livello dei servizi e delle infrastrutture gestite a livello locale è generalmente soddisfacente.

 

- IN CONCLUSIONE: anche se nessuno è perfetto e in fatto di sprechi ed errori nessuno è indenne...
Insomma, molte persone, al posto di auspicare una maggiore autonomia amministrativa da estendere a TUTTE le regioni, presumono che abolire e/o accorpare (ed eliminare le specialità) sia la strada giusta.